L’autobiografia di Luigi Stifani, l’ultimo musicista terapeuta del tarantismo

In occasione del centenario della nascita di Luigi Stifani (Nardò, 14.02.1914- 28.06.2000), l’ultimo grande “musicista terapeuta” del tarantismo, pubblico alcuni stralci della notevolissima introduzione di Sandro Portelli alla sua autobiografia (scritta sul retro delle schedine del Totocalcio…) Io al santo ci credo. Diario di un musico delle tarantate, pubblicata dalle edizioni Aramirè nel 2000, a cura di Luigi Chiriatti, Maurizio Nocera, Roberto Raheli e Sergio Torsello. Il libro, che racconta di “29 casi di tarantismo” guariti con la sua musica, è arricchito da un cd che comprende anche le due straordinarie “pizziche tarantate” registrate da Diego Carpitella nel 1959 e pubblicate nel vinile allegato alla prima edizione de La terra del rimorso di Ernesto de Martino.

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Io al santo ci credo diario di un musico delle tarantate

Io al santo ci credo
diario di un musico delle tarantate

Il taccuino di biografie e trascrizioni musicali di Luigi Stifani è un testo affascinante sia per le storie che racconta, e le musiche che fissa su carta, sia per la posizione che occupa sul piano della cultura.

Stifani infatti viene dal cuore stesso della cultura orale. Impara i mestieri (la musica, il taglio dei capelli) rubandoli con gli occhi, non attraverso un’istruzione normale, pratica forme musicali e terapeutiche con una lunghissima storia passata quasi interamente fuori della scrittura attraverso le generazioni del Salento rurale.

Ma si assume il compito di razionalizzare questa eredità culturale: non si limita a praticarla, ma riflette su di essa e costruisce non solo pratiche, ma teorie e interpretaizoni. Queste possono essere attendibili o meno, ma esprimono comunque una cultura popolare che non è solo materia spontanea di osservazione dall’esterno, ma anche capace di osservarsi e riflettere su se stessa. Penso al fatto che quando è chiamato a curare un caso di tarantismo, Stifani non si limita a suonare, ma prima guarda, studia, diagnostica, non è solo esecutore ma anche progettista del disegno terapeutico. “Ogni tarantolata” scrive “devi trovare il suono che li va. E, prima ancora, devi decidere se è davvero tarantolismo o non è, come dicono i dott., listerismo, o il nervoso”, cosa che fa in base a competenze e segreti professionali accumulati, come un vero clinico, nel corso degli anni.

E d’altra parte, come mostra il suo rapporto con Ernesto de Martino e Diego Carpitella, Stifani funge anche da essenziale mediatore fra punto di vista interno e osservazione esterna, e impara a definirsi anche attraverso questa esperienza. Il termine “informatore” con cui si firma in alcune delle biografie, per esempio, proviene direttamente dal suo contatto con il mondo della ricerca. In altri termini: Luigi Stifani è sia un artista (un musicista), sia, a pieno titolo anche se in modo diverso, un intellettuale in grado di confrontarsi alla pari con il medico che prima vuole mandarlo “in galera” e poi gli chiede scusa, e con l’università e il mondo della ricerca (…)

Stifani si mette al confine fra oralità e scrittura, cultura tradizionale e ricerca etno-antropologica, spazio locale e spazio espanso (dalle esperienze in Grecia deduce la dimensione internazionale dei fenomeni analoghi al tarantismo. (…) Il suo lavoro, in altri termini, consiste in gran parte nel rappresentare all’universo della scrittura l’universo dell’oralità: è, infine, un intenso lavoro di trascrizione e traduzione.

Questo è reso particolarmente evidente dalle sue trascrizioni musicali. Quello che vorrei sottolineare qui è che questa scrittura della musica non serva a Stifani principalmente per poterla ricordare e rieseguire: a questo fine dispone infatti delle pratiche della cultura orale, a partire dalla memoria e dalla formulaicità. Serve, ancora una volta, a rappresentare: cioè permettere ad altri, compresi quelli che la tradizione orale si accostano dall’esterno,di capire com’è fatta la musica che lui suona a memoria, ma non per questo in modo meccanico e inconsapevole. Anche questo, insomma, è un grosso lavoro di traduzione, reso ancora più complesso dal fatto che, in mancanza musicale formale, Stifani deve letteralmente inventarsi un metodo di scrittura.

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Come ci racconta, Stifani si addestra a suonare il mandolino usando il proprio braccio destro come se fosse il manico dello strumento, e diteggiandosi sopra gli accordi. È una metafora notevole del rapporto che fin dall’inizio collega la sua musica con il corpo: lo strumento è un estensione del braccio, e i movimenti del corpo nella danza sono un’estensione dello strumento che mette ordine nelgi impulsi incontrollati della crisi. E allora, se le sue scritture (biografica e musicale) sono mediazioni che mettono in comunicazione la scrittura e il suono, la sua musica è una mediazione che mette in comunicazione il suono con il corpo e il corpo con se stesso.

La figura ricorrente nelle sue “biografie”, quella per cui il tarantato diventa l’animale che l’ha morso – diventa biscia, diventa ragno, finché non ha la grazia di san Paolo – colloca infine tutto il fenomeno di cui è testimone e interprete se un’altra soglia: tra l’umano e il non umano e il non umano, l’animale da un lato, il divino dall’altro, il “sacro” su entrambi i versanti.

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Il tarantismo era (è) un’afflizione a cui si era soggetti e da cui ci siamo liberati. Ma la sua scomparsa è sia un benvenuto segno di progresso sia un oscuro annuncio di altri mali contro cui poco può il suo violino: si può andare liberamente in campagna “perché, adesso, i terreni di campagna, sono tutti pieni di veleni che con tutti minerali e concimi e sali, tutti li animaletti muoiono, e cuasi che moriamo anche noi”.

Una recensione del libro con un’intervista a Portelli, uscita nell’agosto del 2000, si può leggere cliccando qui

 

Le fondamentali registrazioni di Diego Carpitella del 1959, relative all’orchestrina dei musici terapeuti del tarantismo capitanata da Stifani, sono state pubblicate nei cd allegati al volume Musiche tradizionali del Salento (Squilibri). Una recensione dell’opera si può trovare qui: http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?ID=84

 

Da segnalare anche i fondamentali studi di Ruggiero Inchingolo: il libro Luigi Stifani e la pizzica tarantata (Besa Editrice), e il CD Le pizziche tarantate di Luigi Stifani, di fatto introvabili, che speriamo presto possano essere di nuovo disponibili per gli studiosi e gli appassionati.

Di seguito alcuni video e registrazioni storici che hanno come protagonista Stifani:

 

 

 

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