Samugheo, immagini delle tarantate

di Sergio Torselloda Nuovo Quotidiano di Puglia, Lunedì 11 Marzo 2013

invasatesamugheo

La mostra fotografica di Chiara Samugheo e Daniela Ciriello intitolata Il sud nella realtà delle tonalità emotive che si è tenuta nei giorni scorsi presso la Sala del Colonnato della Provincia di Bari ha reso omaggio alla straordinaria esperienza umana e professionale di Chiara Samugheo, una delle grandi protagoniste della fotografia non solo italiana del secondo Novecento. Nata nel capoluogo pugliese nel 1935, ma da anni residente a Nizza, Chiara Samugheo ha attraversato sessant’anni di storia della fotografia (dal neorealismo alla fotografia di denuncia fino ai celebri ritratti di “stelle” del cinema) con uno stile inconfondibile, innovativo e raffinato che ne ha fatto una delle icone più luminose del fotogiornalismo italiano. Nella mostra barese sono state esposte anche le foto di un pionieristico servizio sul tarantismo salentino realizzato dalla Samugheo nel gennaio del 1955 per il quindicinale “Cinema Nuovo”, una delle riviste più importanti del neorealismo italiano, nel fervido clima di “scoperta del Mezzogiorno” che mobilitò ampi settori della cultura progressista italiana. Scattate nel Giugno del 1954 a Galatina, dentro e fuori la chiesa di San Paolo, le foto ritraggono per la prima volta con immagini nitide, forti, intense, i gesti, gli sguardi e le posture dei protagonisti di un fenomeno per certi versi ancora “misterioso” e sconosciuto. Sono immagini di eccezionale valore storico se si considera che prima della Samugheo si registrano solo le quattro foto della “danza con la fune” pubblicate nel 1908 da Francesco De Raho nel saggio Il tarantolismo nella superstizione e nella scienza. Con una notevole sensibilità etnografica, la Samugheo intesse una “narrazione” in cui le immagini, per la loro potenza evocativa, sovrastano lo stesso commento scritto, firmato a quattro mani con Emilio Tadini e incentrato su due categorie descrittive: quella ripresa nel titolo (non proprio felice) Le invasate, che richiama l’invasamento delle menadi danzanti al seguito di Dioniso, e quella dell‘isteria che colloca il tarantismo nella sfera dell’interpretazione medica. Un approccio comprensibile, considerato che il ricorso agli antecedenti mitici e la riduzione del tarantismo a malattia erano all’epoca i più diffusi paradigmi interpretativi del fenomeno. Com’è noto, sarà poi de Martino ad inaugurare la prospettiva dell’analisi culturale dimostrando, proprio contro la tradizionale interpretazione medica, come il tarantismo fosse un dispositivo di salvaguardia della “presenza” minacciata dall’insorgere del negativo nei momenti critici dell’esistenza. Inspiegabilmente, però, l’importante servizio della Samugheo non comparirà nella bibliografia de “La terra del rimorso” (de Martino scriverà che l’interesse per il tarantismo era nato dalla visione delle foto scattate da Andrè Martin nel 1957) e solo nel 2002 sarà ripubblicato da Luigi Chiriatti in un volume di immagini del tarantismo. Riviste oggi, nell’epoca che ha trasformato il tarantismo da un simbolo di arretratezza in una risorsa, queste foto potrebbero sembrare solo un reperto di archeologia meridionalista. Niente di più sbagliato. Queste immagini di donne e uomini sorpresi nel vivo di una “crisi senza orizzonte”, come direbbe de Martino, nel mentre segnalano una bruciante domanda di “riscatto”, suggeriscono che si può capovolgere la prospettiva e guardarle come documenti preziosi per capire non solo il Salento del passato ma anche quello di oggi. La mostra che si è conclusa ieri è stata organizzata dalle associazioni culturali Stella del sud, Porta d’oriente e Demetra Ta. Oltre alle foto di Chiara Samugheo sulle tarantate del Salento e le baraccate di Napoli, ospita gli scatti (paesaggi e luoghi del territorio pugliese) di Daniela Ciriello, giovane e talentuosa fotografa barese.
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